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ERUZIONE VULCANO TAAL
fragoroso risveglio del vulcano Taal

 

Dopo 42 anni di quiete, è entrato in eruzione il vulcano Taal, il caratteristico vulcano “a matrioska” formato nel lago dell’Isola di Luzon, nelle Filippine

di Dmitri Rouwet e Boris Behncke 

 

Il fragoroso risveglio del vulcano Taal
di ingvvulcani

Dopo 42 anni di quiete, è entrato in eruzione il vulcano Taal, il caratteristico vulcano “a matrioska” formato nel lago dell’Isola di Luzon, nelle Filippine
di Dmitri Rouwet e Boris Behncke
Alle ore 13.00 (ora locale, ora italiana +7) del 12 gennaio 2020 è avvenuta un’eruzione freatica con emissione di una colonna di vapore fino a 100 m di altezza, originatasi nel Lago Craterico Principale (Main Crater Lake, 1.4 x 1.2 km di dimensione) del vulcano Taal sull’isola di Luzon, nell’arcipelago delle Filippine (Figura 1). Il vulcano Taal è uno strato-vulcano largo 8.2 km, lungo 7 km e alto 311 m, che forma un’isola situata quasi al centro del Lago Taal. Il lago si è formato a sua volta all’interno di una grande caldera vulcanica (24 x 14.5 km) e si trova 50 km a sud dell’area metropolitana di Manila ed a 16 km a nord-est della costa Baia di Balayan.

Figura 1. In alto: il Main Crater Lake del vulcano Taal prima dell’eruzione del 12 gennaio 2020. Si apprezza l’attività idrotermale (fumarole) in prossimità della riva e convezione al centro del lago (foto di Corentin Caudron). In basso: mappa dell’isola di Luzon con la posizione del Taal (modificata, dal sito della Deutsche Welle).
Nelle ore successive (tra le 13 e le 16), l’attività freatica si è intensificata con l’emissione di colonne di vapore fino a un chilometro di altezza, accompagnata da caduta di cenere (Figura 2). Il livello di allerta è stato, quindi, alzato dall’Osservatorio Vulcanologico delle Filippine PHIVOLCS (Philippine Institute of Volcanology and Seismology) da 1 a 3, indicativo della possibilità di eruzione magmatica nelle ore o giorni successivi. Nel caso del Taal, il Livello 1 indica, comunque, che l’isola del vulcano Taal è una Zona di Pericolo Permanente. Il Livello 2 indica il verificarsi di segnali di risveglio del vulcano (in inglese unrest). Il Livello 3 segnala invece l’occorrenza di attività esplosiva e la possibilità che si formino, in caso di collasso della colonna eruttiva, i pericolosi flussi piroclastici i quali, a loro volta, entrando in acqua, possono sollevare onde di tsunami nel lago Taal.
Figura 2. Inizio dell’attività freatica al cratere principale del Taal e ripreso da una webcam dell’Osservatorio Vulcanologico delle Filippine (PHIVOLCS), alle ore 14:25 (ora locale) del 12 gennaio 2020.
Il particolare contesto geografico del Taal ha delle implicazioni sulla dinamica eruttiva e potrebbe favorire una possibile escalation repentina dei fenomeni eruttivi. Infatti, la presenza di acqua, sia nell’immediato intorno del vulcano, sia al suo interno quando forma falde freatiche, può generare attività esplosiva legata al sistema idrotermale indipendentemente da una interazione diretta tra acqua e magma.
Il coinvolgimento diretto di magma nella fase freatomagmatica successiva dell’eruzione del 12 gennaio, ha generato una colonna eruttiva che ha raggiunto un’altezza tra 10 e 15 km, con dispersione della cenere in direzione Nord, verso Manila (dalle 17.30 ora locale). Il livello di allerta è stato, quindi, ulteriormente alzato a 4, che indica un’eruzione pericolosa imminente (il livello 5, il più alto previsto alle Filippine, dichiara “eruzione pericolosa in corso”). In serata, nella colonna eruttiva si è scatenata una intensissima tempesta di fulmini, generati dall’attrito fra le particelle di cenere e la presenza di vapore acqueo (Figura 3).
Figura 3. Colonna eruttiva e fulmini durante la fase esplosiva principale, nella serata del 12 gennaio 2020. Foto pubblicata da ABS-CBN News, Filippine.
L’attività freatica molto intensa del 12 gennaio ha causato la depressurizzazione del sistema magmatico e la risalita di magma nei condotti del vulcano, con la conseguente culminazione in attività idromagmatica e magmatica vera e propria durante la notte (dalle 2.49 ora locale del giorno 13 gennaio). E’ stato in questo intervallo che la colonna eruttiva ha raggiunto la massima altezza di almeno 15 km. Successivamente, l’attività è stata caratterizzata da fontane di lava fino a 500 m di altezza (Figura 4), accompagnata da lampi e tuoni da varie bocche eruttive all’interno del cratere, fino alla mattina del 12 gennaio riempito dal Taal Main Crater Lake. Un’ispezione condotta con l’aiuto di un drone nel mattino del 15 gennaio ha rivelato che questo lago è, almeno temporaneamente, scomparso.
Figura 4. Fontana di lava accompagnata da fulmini nella nube eruttiva (prime ore del 13 gennaio). Foto di Paul Quiambao, ABS-CBN News, Filippine.
Nella mattinata del 13 gennaio si è, inoltre, osservata l’apertura di nuove bocche eruttive nel settore nord dell’isola. Contestualmente, si è registrato un incremento dell’attività sismica, sia per numero di eventi (466 terremoti dal 12 al 15 gennaio) che per magnitudo (fino a M4) ed intensità (fino a 5 sulla scala Mercalli). Inoltre, si sta osservando la formazione di fratture nel suolo nelle aree a sud-ovest e a nord del Lago Taal (Figura 5), un palese indicatore che la migrazione di magma verso la superficie non è ancora finita.
Figura 5. Fratturazione del suolo nelle aree a sud-ovest e a nord-est del Lago Taal, osservate da personale PHIVOLCS nella giornata del 14 gennaio.
Nonostante la forte escalation dell’attività eruttiva tra il 12 e il 13 gennaio e l’attuale incertezza sull’evoluzione dei fenomeni in corso, l’eruzione del Taal non è avvenuta del tutto a sorpresa. Esaminando i dati acquisiti dalle reti di monitoraggio prima del suo inizio, notiamo che:
Sismicità: nel lungo termine, dal 28 marzo 2019 in poi, l’attività sismica ha mostrato un graduale aumento. Nel breve termine, la prima eruzione freatica è stata anticipata da uno sciame sismico iniziato 2 ore prima;
Deformazioni: i dati GPS e le misure geodetiche confermano una inflazione (rigonfiamento) dell’edificio vulcanico tra novembre 2018 e marzo 2019;
Geochimica: un aumento nella concentrazione di CO2 disciolta nelle acque del Main Crater Lake osservato da febbraio 2019 indicava un leggero incremento nell’ingresso di CO2 proveniente dal sistema idrotermale sottostante (una ricerca condotta da Alain Bernard e Corentin Caudron, del laboratorio G-Time dell’università ULB, Belgio).
Tuttavia, nell’ ultimo Bollettino sullo stato di attività del Taal, pubblicato la mattina stessa del 12 gennaio, PHIVOLCS aveva dichiarato che “non è imminente un’eruzione pericolosa”. L’evoluzione dei fenomeni, dalle prime esplosioni freatiche alla piena eruzione esplosiva (presumibilmente di carattere subpliniano) è, quindi, stata estremamente rapida. Pertanto, è da apprezzare una gestione efficace della crisi da parte di PHIVOLCS, che ha permesso l’evacuazione di tutte le persone (fra cui diversi turisti) presenti sull’isola.
La pesante ricaduta di materiale piroclastico soprattutto nelle aree a nord del Taal ha provocato danni sia all’agricoltura sia ad abitazioni (Figura 6). Per diverse ore è stato chiuso l’aeroporto della capitale delle Filippine, Manila.
Figura 6. Danni provocati dalla ricaduta di materiale piroclastico nel villaggio di Boso Boso, a diverse decine di chilometri a nord del vulcano Taal, 13 gennaio 2020. Foto di Jes Aznar (New York Times).
Taal è il secondo vulcano più attivo delle Filippine dopo il Mayon, nell’estremo sud-est di Luzon. Nonostante l’attività attuale sia avvenuta dopo 42 anni di quiescenza vulcanica, questa rappresenta comunque un comportamento “normale” del vulcano. Le eruzioni passate del Taal sono state sempre violente ed esplosive. L’eruzione storica più potente, avvenuta tra maggio e novembre 1754, causò decine di morti, mentre l’eruzione più letale è stata quella del 30 gennaio 1911, un evento in cui i flussi piroclastici causarono 1335 morti sull’isola Taal.
Il 28 settembre 1965, il Taal si svegliò repentinamente, dopo 54 anni di quiescenza, con un’attività di fontana di lava basaltica da una bocca vicina a Monte Tabaro, situato a sud-ovest del Main Crater Lake. La bassa quota e la vicinanza del Lago Taal causò l’inondazione del nuovo cratere che innescò una violentissima attività freatomagmatica accompagnata da flussi piroclastici che provocarono 190 vittime (Figura 7). Dopo 3 giorni di eruzione, nel nuovo cratere del Monte Tabaro si formò un’isola con un lago al suo interno. Il 5 luglio 1966 questo cratere si è riattivato, con la creazione al suo interno di un cono piroclastico, a sua volta riempito da un nuovo lago craterico.

igura 7. Foto aerea della violentissima attività freatomagmatica avvenuta durante l’eruzione del 28 settembre 1965, con flussi piroclastici in espansione verso destra e sinistra. Foto della U.S. Navy, pubblicata nella rivista Science (vedi riferimenti alla fine dell’articolo).
Nel 1968, l’attività eruttiva cambiò in effusiva, per la prima volta nella storia recente del Taal. Il 2 febbraio 1968, dal cono di tufo del 1966 ebbe origine una colata di lava, che poco dopo traboccò avanzando verso la costa dell’isola vulcanica Taal. L’eruzione effusiva terminò il 2 aprile 1968 ma il 29 ottobre 1969 l’attività effusiva e stromboliana ricominciò nuovamente, terminando il 10 dicembre. Infine, una debolissima attività freatica avvenne tra il 9 e 12 novembre 1970.
Nel 1976, dal 3 settembre fino a metà ottobre, il Taal ha attraversato un periodo di attività freatica generata da varie bocche eruttive nella zona dell’eruzione del 1965-1970. Il 3 ottobre 1977 piccole eruzioni freatiche ebbero origine dalla bocca eruttiva più grande, formatasi nel 1976.
Nessuna delle eruzioni successive a quella del 1965 ha causato vittime umane, da quando cioè l’isola rimase disabitata, almeno fino al 1976. Un recente censimento, effettuato nel 2010, ha rivelato la presenza di circa 3700 abitanti sull’isola, anche se da parte di PHIVOLCS la residenza nell’isola era fortemente sconsigliata.
Vista l’attività storica del Taal, lo sviluppo dell’attività in corso è altamente incerto – potrebbe durare mesi o persino anni (come nel 1754 e nel 1965-1977), ma potrebbe altrettanto essere già nella sua fase finale. L’attività viene monitorata in continuo da PHIVOLCS, che ha una rete di strumenti moderni installati sull’intero complesso vulcanico (Figura 8).
Figura 8. Mappa della rete di monitoraggio al vulcano Taal dell’osservatorio vulcanologico delle Filippine, PHIVOLCS (prima dell’eruzione del 12 gennaio 2020).

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